Mario De Leo, Figura Amazzonica

In mostra alla Casa Museo Spazio Tadini dal 28 febbraio al 28 marzo 2020 con Francesca Magro a cura di Melina Scalise Parlami di lei: Dialogo a due (vedi)

La figura amazzonica è uno dei primi cicli pittorici in cui l’artista Mario De Leo sperimenta l’uso di frammenti di circuiti elettrici nella composizione iconografica dell’umano. Non è un caso che inizi dal volto femminile e questo lo chiami figura. E’ una scelta che potremmo interpretare alla maniera di Emilio Tadini. Per quest’ultimo la madre è il primo volto che impariamo a riconoscere e ci appare come una figura perché è solo rappresentazione della “condizione originaria” ovvero quella in cui non avevamo ancora sperimentato l’esperienza della distanza e quindi della separazione dal corpo materno.  (La distanza, Emilio Tadini Einaudi)

Mario de Leo – Figura amazzonica

Per Mario De Leo cominciare dalla donna è quindi come dare nascita a una nuova dimensione che segna una nuova era. E’ una figura che rappresenta la generazione di un nuovo mondo dominato dal linguaggio elettronico e dal suono, che l’artista esprime attraverso l’inserimento sulla tela di circuiti elettrici. Lo sviluppo tecnologico e l’uso dell’energia elettrica costituiscono una svolta per l’umanità che l’artista enfatizza negli anni 80 quasi presagendo la contemporanea comunicazione via web.

Il termine “figure”, usato da De Leo, specifica inoltre che non si tratta di ritratti di donne reali, ma di rappresentazioni femminili iconiche. Nella storia dell’arte la donna è la madre, l’amata, Madre Terra, la Madonna. Per De Leo questa donna è: una “figura amazzonica”. Introduce quindi una nuova chiave di lettura.

Con “amazzonica” l’artista associa al femminile un modello ancestrale che richiama alla memoria il mito delle “amazzoni” ovvero figure femminili guerriere.

Le amazzoni sono figure mitologiche il cui nome deriva dal greco a-mazon dove a è alfa privativo e mazon significa seno quindi il loro nome significa donne senza seno. Si narra infatti si mutilassero il seno destro per imbracciare lo scudo.

In questa serie Mario De Leo riconosce dunque alla figura femminile sia un ruolo primordiale e determinante per la nostra nascita e identità, sia un ruolo da combattente. Una donna dunque volitiva, determinata, addestrata alla difesa prima ancora che all’accudimento e alla devozione verso il figlio o marito. Amazzonia poi richiama alla memoria anche l’Amazzonia in Brasile la zona forestale più estesa del Pianeta cosiddetta “polmone del mondo”. Nel nostro immaginario quindi questa parola e di conseguenza questa “figura amazzonica” evoca anche una Madre Terra protettrice della vita.

Mario de Leo Figura Amazzonica

I frammenti di circuiti elettrici e il colore che, di volta in volta, variano il contenuto di questa sagoma femminile nell’opera di De Leo ne definiscono le varie declinazioni presentandole, sul piano concettuale, come delle maschere africane e quindi divine. Le componenti elettroniche disposte sulla tela sono per De Leo un “linguaggio cosmico” di cui la donna è espressione e portatrice. Sono una sorta di alfabeto dell’energia interpretato come vicino al linguaggio musicale. Infatti, vi ricorre spesso un cono disegnato o applicato che è simbolo sia di uno strumento musicale che di un canale (passaggio vaginale) che va dal particolare all’ universale e viceversa. La donna è pertanto per De Leo vestita di sacralità, è difesa e portatrice di una logica universale a cui lei stessa appartiene ed è collegamento tra “Terra e Cosmo”.

Un aspetto del divino delle “figure amazzone” enfatizzato anche da alcuni lavori con fondo oro. Si presentano questi come evoluzioni di “madonne” del 400 senza alcun riferimento al parto e al dolore del figlio sacrificato presente nelle rappresentazioni cristiane. Nelle opere di De Leo la donna splende di luce propria, è forza generatrice e preservatrice ed espressione dell’energia dell’universo.

Melina Scalise (ogni riproduzione senza citare l’autore è vietata)


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