Reale e virtuale: l’individuo nell’era digitale

Se la scoperta del fuoco ha favorito la sopravvivenza della specie umana, la scoperta dell’inconscio e l’invenzione di Internet hanno dato all’uomo la possibilità di estendere la consapevolezza della propria esistenza su nuove dimensioni: da una esclusivamente concreta ad una inconscia/onirica per giungere, oggi, a quella virtuale. L’uomo contemporaneo vive dunque in tre dimensioni: concreta, inconscia, virtuale. Tutte insieme sono la nostra realtà.

opera di Francesca Magro, della serie Oltre Uomo
opera di Francesca Magro, della serie Oltre Uomo

Reale e virtuale non si annullano, così come non si annullano la dimensione inconscia/onirica con quella concreta. Spesso le persone tendono a pensare che il mondo reale venga danneggiato a fronte di quello virtuale. In realtà questi tre spazi dell’essere coesistono, tutte e tre insieme, dando a ogni persona l’opportunità di variare l’attenzione e il tempo in cui essere nell’una o nell’altra. Nessuno, ormai, può fare a meno di prendere in considerazione solo una di queste aree dell’essere e dell’agire.

Per esempio, nell’era contemporanea, quando facciamo la spesa, ci muoviamo al supermercato compiendo azioni semplici, come mettere nel carrello un prodotto, ma, contemporaneamente siamo tutti consapevoli di rischiare di essere vittime di pubblicità ingannevoli e messaggi subliminali sulla bontà dei prodotti e forse includiamo volentieri una bottiglia di vino per perdere, quanto basta, le briglie della razionalità. Al tempo stesso, siamo disponibili ad essere raggiungibili on line, per esempio su Facebook, per comunicare, in tempo reale, con i nostri amici su cosa comperare per la cena insieme da lì a pochi minuti.

Se tutto il 900 è pervaso dall’influenza di Freud che ha rivoluzionato il modo di pensare a noi stessi dandoci la possibilità di comprendere quanto e come la nostra fase onirica sia in realtà connessa a quella di veglia, il nuovo Millennio segna il passaggio alla dimensione virtuale grazie alla diffusione di Internet, dei cellulari e dei social.

Opera di Francesca Magro della serie Oltre Uomo
Opera di Francesca Magro della serie Oltre Uomo

La differenza sostanziale di questi due passaggi è che la scoperta dell’inconscio e la consapevolezza di vivere in due dimensioni (concreta e inconscia), per essere acquisita nel nostro vivere quotidiano ha avuto bisogno solo del pensiero dell’uomo, della sua parola, della conoscenza della sua storia e cultura. In pratica questa evoluzione della nostra identità è stata possibile grazie al nostro corpo e pensiero tanto quanto nell’età del Fuoco. La dimensione virtuale del vivere, invece, non può prescindere da una fonte energetica esterna all’uomo, l’energia elettrica, e da un mezzo che non è più il corpo umano, ma un mezzo esterno e tecnologico come il computer, il telefono, il tablet o altro ancora.

Oggi, per appartenere al virtuale, dobbiamo “entrare in rete” con un nuovo corpo. Pensiamo a quanto ormai capiti spesso di entrare in un locale e chiedere: “avete il wireless free?” e ritenere antiquato e meno qualificante il servizio se la risposta è “no”. Quindi non chiediamo solo di entrare in quel locale, ma tramite quel locale, di rimanere comodamente in contatto con il nostro mondo “no local”.

Ma cosa succede quando entriamo in rete? Visitiamo e apparteniamo a un mondo virtuale che è costituito da un insieme di dati, di storie, di immagini e video. Lì possiamo scegliere di essere uno o molti, veri o falsi, ma soprattutto possiamo trovare gruppi di interesse e appartenenza capaci di essere espressione delle nostre curiosità e interessi dai più diffusi ai più esclusivi o trasgressivi. Esistono ormai gruppi/organizzazioni, che raccolgono la storia degli uomini come Wikipedia, ed esistono social che presto saranno anche, per la prima volta nella storia, dei “cimiteri” virtuali.

Ogni individuo può scegliere di uscire dall’anonimato e di fare opinione. Qualcuno riesce ad avere  “un valore sociale ed economico”  solo grazie al web. E così l'”alter ego” non è più solo il genitore punitivo dentro di noi, ma è l”avatar” . In rete, si trasla non solo la vita concreta, ma anche il nostro inconscio che esce dalla sfera onirica, privata e atemporale. Pensiamo per esempio alle pulsioni sessuali e di morte e ai siti che hanno dato spazio, raggruppato, coltivato e condiviso queste pulsioni dando senso di appartenenza e di ragione a molti che non si sono più sentiti isolati nelle loro “solitudini” o perversioni.

I riflessi di questa dimensione virtuale sulla personalità e sulla società sono ancora tutti da esplorare, basti pensare al fenomeno delle nuove forme del terrorismo internazionale che comunica via web, o al caso recente di Tiziana Cantone, suicida per un video di sesso su Internet e a tutti i reati legati al web, su cui ancora non esiste una giurisdizione, e spesso sono frutto della non consapevolezza del mezzo.

Vittime di questo rischio sono state in particolare le persone dai quarant’anni in su che si sono avvicinate al computer e al web, quando era ancora tutto da scoprire, e non hanno percepito il rischio del mezzo (pensiamo per esempio alla navigazione su siti porno – che è stato il boom del web – quelli che si vergognavano di comperare una rivista hot o di entrare in un cinema a luci rosse non era sembrato vero di trovare di tutto on line semplicemente stando a casa! – e al reato di detenzione di foto pedopornografiche via web (minori anni 18), che fu tra i primi reati legati al web istituito dal legislatore italiano nel 1998 a causa della facile accessibilità on line anche di questo genere fotografico). Oppure al rischio di dipendenza, web addiction, ovvero l’estraniarsi dalla vita concreta trascorrendo ore e ore al computer perdendo legami affettivi, lavoro o senso di realtà. I social, ultima dimensione di “vivibilità”  del web, stanno invece mietendo più vittime tra i giovani.  A non aiutare la percezione di pericolo in coloro che sono rimaste vittime del web è la dominanza, nella loro percezione del vivere, della sfera concreta del la vita: l’idea di avere un oggetto usufruibile (computer, tablet, cellulare) in una dimensione privata e individuale come la propria stanza/ufficio, difficilmente fa pensare alla possibilità di condivisione di contenuti e di intercettabilità da parte di terzi.

L’adattamento a queste tre dimensioni della vita e dell’identità dell’individuo contemporaneo sono ancora in essere. Credo che la consapevolezza della contemporaneità, della molteplicità e della atemporalità, lentamente, prevaricheranno rispetto alla dimensione concreta del vivere e il linguaggio della rete, la gestione e la proprietà dei dati saranno oggetto di nuove forme di giurisdizione e rispetto della libertà individuale e della dignità dell’uomo, compreso il diritto all’informazione nella società digitale.

 

Melina Scalise
Psicologa, giornalista, presidente e fondatore di Spazio Tadini insieme a Francesco Tadini
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