Paesaggi binari di Melina Scalise per Andrea Chinese

 

Paesaggi binari di andrea chinese

 “Che cosa fa il paesaggio?

Noi possiamo rispondere: che memorizziamo ciò che guardiamo e lo conserviamo in memoria dopo aver esercitato i nostri sensi in uno spazio investito dal corpo”  –

 Gilles Clément, scrittore e architetto del paesaggio

 

“Che cosa è il paesaggio?”

È ciò che delimita e dà forma alle nostre possibilità, la premessa di tutte le nostre scelte possibili” –

Andrea Chinese, artista

 

Quando l’uomo non aveva strumenti tecnici per vedere oltre il suo orizzonte visibile, il mondo lo immaginava. Se non ci fosse stata l’immaginazione, Cristoforo Colombo non avrebbe scoperto l’America. Il paesaggio non è mai ciò che vediamo, ma anche il risultato delle nostre proiezioni, dei nostri pensieri, delle nostre aspettative.  La storia ci insegna che quando i primitivi disegnavano nelle caverne le scene di caccia non descrivevano solo il visibile, ma raccontavano la loro azione, ciò che cercavano e fronteggiavano, forse anche semplicemente ciò che desideravano. Nel segno, in quell’impossessarsi anche solo attraverso l’immaginazione dell’animale c’era tutto il potere e la magia della rappresentazione. L’arte pittorica fino all’800 è sempre stata uno strumento attraverso il quale l’uomo ha cercato di raffigurare il più simile al vero la realtà circostante in una sorta di sfida tra Uomo e Natura. Superato il Romanticismo dove il paesaggio e il viaggio erano diventati fulcro di riflessione su una condizione umana dominata dalle forze della Natura, si arriva presto ad una svolta opposta grazie alla tecnologia. La fotografia e l’invenzione della cinepresa semplificarono ed esaltarono la possibilità di catturare il paesaggio fino all’azione. Si innescò fino alla fine del 900 un radicale ribaltamento della percezione di noi stessi in relazione alla Natura: da dominati a dominatori. Il 2000 segna un nuovo passaggio grazie alla consapevolezza che il Novecento ha forse creato troppi deliri di onnipotenza e ha posto l’urgenza di ristabilire degli equilibri. Per questo non solo ci ha pensato la Natura, con fenomeni come l’effetto serra ed altro ancora, ma anche il web distribuendo democraticamente a tutti il potere di essere, esistere, dire e persuadere.

Oggi quando ci immaginiamo nello spazio abbiamo un orizzonte virtuale, amplificato. Sappiamo che possiamo essere consapevoli di dove siamo grazie a ciò che guardiamo intorno a noi, ma possiamo anche sapere esattamente in che punto siamo nella città e nel mondo grazie per esempio a Google Maps, mentre, attraverso un drone possiamo vedere volando o esplorare lo spazio.

Andrea Chinese, nato negli anni 80, ha dunque negli occhi la visione tecnologica e virtuale del mondo e lo disegna raccontando la relazione tra paesaggio antropico e naturale, tra visione aerea e bidimensionale, ma l’aspetto più interessante è che non sceglie di disegnare attraverso una linea, ma un’insieme di linee. Trasla su un foglio di carta la stessa capacità di elaborazione elettronica del pensiero di un computer: il linguaggio binario. I suoi paesaggi, prevalentemente aerei, ma anche con inserti prospettici diversi, sono il risultato di un insieme di piccoli segmenti, la cui variazione di densità, spessore, lunghezza e direzione porta alla costituzione della forma e alla dislocazione degli spazi. E’ un modo nuovo di vedere e raccontare il paesaggio, ma anche di immaginarlo e quindi di trasformarlo partendo da ciò che conosciamo e memorizziamo. Lui stesso dice “Il paesaggio è ciò che può essere raggiunto dal nostro sguardo e allo stesso tempo ciò che conserviamo nella memoria dopo aver smesso di guardare”. E’ singolare scoprire come questo artista, che vive nell’epoca digitale, sintetizzi il segno descrittivo del paesaggio attraverso una forma elementare di memorizzazione della forma e della densità della materia: bianco e nero, linea e assenza di linea, positivo e negativo. I suoi lavori nascono come piccoli disegni, in un rapporto intimista tra la raffigurazione del paesaggio e l’osservazione. Un tentativo forse di concentrare l’attenzione su una porzione dell’osservabile tecnologico (non sono mai paesaggi visibili solo ad occhio nudo, ma aerei) e sviluppare, nell’osservatore,  una maggiore consapevolezza di relazione spaziale con l’ambiente, prima ancora che temporale e storica. I lavori di Chinese rappresentano la realtà e tendono all’astrazione, ovvero alla rappresentazione mentale del paesaggio: “È ciò che delimita e dà forma alle nostre possibilità, la premessa di tutte le nostre scelte possibili”- dice Chinese. Questo paesaggio, senza nome e senza tempo, è dunque sia reale che mentale. Appartiene a una dimensione conscia e inconscia del pensiero in cui viaggiano le nostre idee, le nostre possibilità di scegliere e cambiare direzioni. Viaggi mentali attraverso mappe interiori che possono essere meno complesse rispetto alla densità di informazioni che ormai riceviamo dal nostro quotidiano. Chinese forse nella visione dall’alto del mondo ristabilisce la proporzione della complessità della nostra vita e ci invita a relazionarci con paesaggi senza rumore, senza disturbi, senza complesse organizzazioni di insieme e categorizzazioni dove è contemplato un paesaggio in nero o in bianco in cui essere o non essere e sta solo a noi la scelta.

Melina Scalise

 

Andrea Chinese, 1982 Napoli, lavora tra Milano e Napoli, ha studiato pittura all’accademia di Napoli per poi specializzarsi in comunicazione.
È un pubblicitario professionista e collabora con numerose Università. Il suo percorso artistico include sculture, installazioni, video e disegni.
I suoi media spaziano da vasche in resina a elastici colorati. Per la sua serie di disegni dedicati alla ricerca sul paesaggio lavora con penna, china e matita su carta.
Testo critico per la mostra Paesaggi Binari a Spazio Tadini curata da Melina Scalise e Francesco Tadini in seno al percorso Arte e Linguaggio nell’era digitale.

Articolo su Milano arte expo

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