L’albero di R.Besana e P. Greco introduzione Melina Scalise

In libreria L’albero edizione Töpffer di Roberto Besana e Pietro Greco – Quando Roberto Besana mi presentò il suo progetto editoriale sull’albero ho trovato irresistibile dare il mio contributo. Ci unisce una passione, o meglio, una grande consapevolezza: la necessità di cambiare il modo in cui l’uomo interagisce e sfrutta l’ambiente. L’albero da secoli è sempre stato l’alter ego dell’uomo nel mondo vegetale, eretto, dritto verso il cielo, longevo, paterno, rassicurante. Nel volume si alternano fotografie e testi sul rapporto tra l’uomo e l’albero dunque questa volta ho pensato di dar voce all’albero. Man mano che leggerete il mio testo scoprirete quanti modi di dire riferiti all’uomo hanno a che fare con la vita dell’albero…quasi a fondere l’umano con il vegetale, perchè, in fondo, abbiamo molte più cose in comune, una su tutte: la Terra.

Il mio testo è stato scelto come introduzione al libro e, a passi di fiaba, vi porta a immaginare un mondo migliore, forse più saggio, ma certamente più consapevole. Ma…attenzione, non immaginate quante altre cose ci sussurrino gli alberi e, per scoprirlo, dovete leggere il libro.

Dal libro L’albero di Roberto Besana e Pietro Greco, introduzione:

L’albero e l’uomo

Di Melina Scalise

Pianta bene i piedi per terra e tira con forza. Avanti!” Diceva mio nonno quando giocavamo con il tiro alla fune e mi faceva sentire un uomo. Non ero bravo, ma da allora ho imparato a tenere i piedi piantati a terra. Ora che son grande e robusto non ho più paura di fune e tiranti, anzi, le amache le adoro. Anche le altalene, però. C’è Elena che ride sempre quando dondola. Vedere la sua chioma al vento e sentire le sue risate confuse dal frastuono delle foglie è un incanto. Mi ricorda sua nonna Adele che aveva sempre la testa per aria, ma era solida come una quercia.

La sua famiglia ha messo radici in questo piccolo paese a fine Ottocento. Allora arrivavano tante persone dalle campagne e avevano piantumato un viale che portava dritto al centro al paese. Era un luogo vitale e pieno di gente impegnata in affari, nulla a che vedere con i silenzi che possono permettersi solo i composti viali dei cipressi. In autunno era meraviglioso vedere quella strada dall’alto della mia piccola collina e mi sentivo meno triste per tutto quel cader di foglie. Lo ammetto, non vorrei mai essere fragile come una foglia, ma tuttavia le invidio. Penso alla loro libertà di muoversi nel vento, mentre io, invece, sono sempre qui, immobile, a lavorare.

Produco mele, proprio quelle del peccato originale. Sapete, mi sorprendo ancora perché fra tutti i frutti del giardino dell’Eden la conoscenza sia stata data ai meli e la pudicizia alle foglie di fico. Forse è per questo che si dice “non c’entra un fico” …io comunque, per non saper né leggere e né scrivere, la so lunga, più lunga di nonno Gino che ha già 101 anni. Credete sia presuntuoso? Nient’affatto, sono longevo come una quercia. Lo so, potreste dirmi di piantarla qui, ma non mi do le arie, sono altero e me ne vanto. A piantar qui e là, del resto, ci pensa il merlo Pino.  L’ho chiamato così perché ogni primavera riesce a fare la sua casa su un piccolo pino. Non ci crederete, ma anch’io ho un nome tutto mio. Mi ha battezzato la piccola Anne che era appena venuta dall’Inghilterra. Si era messa seduta qui, all’ombra, a sfogliare il suo libro con tante fotografie. Mi riconobbe subito! La mamma le chiese: Cos’è questo?” e lei disse: “Tree”!! Che bel nome!! Suonava come un tre e mi sono inorgoglito.

Dicono che sia il numero perfetto e penso che se l’uomo abbia usato così tanto gli alberi per parlare di sé non sia peccato desiderare qualcosa in più di essere un pezzo di legno. È vero o no che si narra una storia antica sull’albero della vita? Perché anch’io ho la mia storia bella e non solo peccaminosa. L’albero genealogico non me lo hanno mai fatto anche se mi prendono tutti come uno schema perfetto. A me non m’importa molto del seme della mia famiglia, ma oggi sono sempre più convinto che sia meglio mandare in fumo l’ambizione degli uomini che i sogni di un albero“.

Ecco alcune recensioni sul libro:


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