Spazio Tadini un progetto comune con Francesco Tadini

Quando conobbi Francesco Tadini non sapevo molto di suo padre Emilio Tadini e, ancor meno, avrei potuto immaginare di fondare con lui Spazio Tadini.

Spazio Tadini, salone principale
Spazio Tadini, salone principale

Ci siamo incontrati sul lavoro, lui titolare dell’agenzia di comunicazione Quinta Luce ed io responsabile comunicazione del gruppo Waste Italia e poi Unendo. La comunicazione era per entrambi il nostro mestiere, ma dalle idee di progettazione su come presentare al meglio una delle più importanti società italiane private del settore ambientale, abbiamo pian piano scoperto di avere comuni visioni, interpretazioni, fantasie e modi di vedere il mondo. Insieme abbiamo coinvolto artisti bravissimi come Franco Pardi, che ci ha lasciato da qualche anno,

Opera di Franco Pardi
Opera di Franco Pardi
logo ideato da Franco Pardi per l’azienda Waste Italia

per l’ideazione del logo della Waste Italia, abbiamo incaricato due fotografi di qualità come Paolo Carlini e l’ormai scomparso Marco Bellavita, valsesiano per indole solitaria, ma non per passione.

Serie Messico ph Marco Bellavita
Serie Messico ph Marco Bellavita

Con Marco Bellavita avevamo organizzato una splendida mostra itinerante e didattica sui Classificadores dell’Uruguay.

Io e Francesco Tadini, con il suo staff, abbiamo realizzato due videogiochi educational Waste Raider 1 e 2 con la collaborazione artistica di Michele Tadini, musicista compositore e oggi docente di musica elettronica a Lione. Fino a ideare insieme l’Ecoteca, con la cura scenografica di Guido Fornaro, la prima libreria mobile per fare educazione ambientale in Italia e la prima slotmachine a rifiuti il cui prototipo fu presentato con grande successo alla Fiera di Rimini.

Insomma ormai gli artisti e la creatività erano entrati nella mia vita professionale restituendomi il mio primo amore, l’arte. Già perchè negli anni ’80 volevo fare studi artistici, ma finii col laurearmi in psicologia e nonostante tutto con il massimo dei voti. Poi la vita mi ha portato comunque altrove e sono approdata, dopo varie esperienze di lavoro e di vita, a Milano in quella che era una vecchia tipografia e studio del pittore Emilio Tadini, purtroppo conosciuto solo quando già malato. Oggi, alcune di queste stanze sono la casa dove condivido quotidianamente dal 2008 il progetto di vita e lavoro con Francesco Tadini: Spazio Tadini.

Mi sono detta, ad un certo punto della vita, che a quarant’anni potevo decidere di dire basta al lavoro aziendale e cominciare un’avventura autonoma sfidando la sorte su un’impresa ardua: condividere lo stesso lavoro e la stessa scrivania con il proprio compagno.

Forse abbiamo sottostimato entrambi le ripercussioni, forse abbiamo semplicemente usato la stessa dose d’incoscienza che deve comunque esistere alla fonte di qualunque avventura. E anche l’avventura non è mancata: non ci siamo fatti mancare l’esaltazione dei primi risultati sull’idea di dare continuità all’amore per l’arte di Emilio Tadini a 360 gradi attraverso le nostre energie con la fondazione di Spazio Tadini, nè i momenti al buio in cui sono rimasta sola al timore scegliendo di stare dalla parte che tutti credevano “quella sbagliata”. Ormai presidente di Spazio Tadini dal 2010,  con Francesco Tadini (tra tre giorni festeggiamo il nostro secondo anno di matrimonio del nostro secondo matrimonio) andiamo avanti in questa splendida avventura che è la vita condotta al timone di qualcosa che non avremmo mai pensato di saper inventare, costruire, gestire e difendere.

Per tutti coloro che credono che marito e moglie non possano lavorare insieme, oggi posso dire che l’esito positivo di questa convivenza sta nel rispetto e nella valorizzazione delle reciproche competenze e dunque personalità. Questa ricetta, credo, sia infine la stessa della vita di coppia che non è mai un insieme stabile, come fanno credere le favole del “vissero felici e contenti” in cui si lascia qualunque bambino a immaginare una sorta di eterno momento d’oro. La vita insieme è lavoro, lavoro costante, cesellatura, apertura e chiusura, prendersi e lasciarsi, nascondersi e farsi scoprire di nuovo in una sorta di danza che deve comunque avere in comune la stessa musica o colonna sonora, insomma, un motivo per cui si pensa valga la pena ballare.

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