STORIE CHE LASCIANO IL SEGNO

Era il 2010. Oggi ancora l’immagine di quest’uomo è immortalato nella rete associato ad un reato che poi si è rivelato ben diverso. Quell’uomo allora era il mio compagno e oggi è mio marito: Francesco Tadini. Hanno sbattuto un “mostro in prima pagina”, prima ancora dell’avvio del processo, hanno messo in piazza la sua faccia, il suo luogo di lavoro, i suoi affetti e, da una fetta della sua vita, “hanno tratto un film ” . Sui TG sono stati montati video e sui giornali e internet pubblicate immagini che lo hanno associato a immagini di bambini violati. Durante il processo di primo grado emerse che si trattava di un clamoroso ERRORE DI PERSONA: non aveva mai conosciuto la prostituta che cercava di procurare bambini, nè mai parlato con lei al telefono, nè corrispondeva alla descrizione del cliente dato dalla prostituta, nè fatto alcun prelevamento bancomat, compiuto invece dal cliente in questione, nè posseduto il tipo di auto a cui si faceva riferimento nelle indagini : SEMPLICEMENTE QUELLA STORIA NON ERA LA SUA. MA SOPRATTUTTO AVEVA RICEVUTO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE UN AVVISO DI GARANZIA PER essere andato, in un giorno preciso, con UNA IPOTETICA RAGAZZA MINORENNE, ma sui giornali finì per essere citato come il possibile cliente di una prostituta a cui si faceva riferimento  a un reato ben diverso e tra i più infamanti. Niente di più facile per servire su un piatto d’argento la notizia ai giornali dal momento che è il figlio di un personaggio noto e fu una tentazione troppo forte visto il nome di rilievo nella realtà milanese. Si inventarono persino che aveva gallerie in Italia e all’estero. E mentre nel processo di primo grado si scopre l’errore di persona, nessuno si prende la briga di specificarlo semplicemente dicendo che non era lui quello che cercava bambini. Nessuno più indagò sul caso di quella ricerca, ma chi venne impropriamente accusato di compierla fu condannato ugualmente agli occhi dell’opinione pubblica perchè ormai le notizie sui giornali erano uscite con quei titoli e in secondo piano passò la vera condanna.

Oggi in rete si leggono ancora titoli che lo vedono PROTAGONISTA DI QUELLA STORIA CHE NON E’ MAI STATA SUA. Si sospettava un abuso su una minorenne (questo diceva il capo d’accusa), che non ci fu, anzi non esisteva nessuna minorenne tra le prostitute che aveva conosciuto, ma pur di condannarlo, ormai merce della cronaca, fu condannato per tentativo di andare con un prostituta minorenne (17 anni) e su alcuni giornali ci finì con il titolo “tentativo di violenza”, che nessuno penserebbe mai che si trattava di una telefonata. I fatti erano questi tant’è che la banda di prostitute che le proponeva ai clienti fu assolta per non aver commesso il fatto. A sua difesa a nulla valse la telefonata registrata dagli inquirenti in cui lui telefonò per dirle che non era interessato e di non cercarlo più, a nulla servì il fatto che non ebbe più alcun contatto con questa persona e che l’avviso di garanzia gli arrivò dopo tre mesi dal contatto con la prostituta in questione. A nulla servì neppure dimostrare che sul computer personale c’erano cartelle mai aperte di materiale pornografico facilmente reperibile in Internet da siti legali tra cui trovarono anche foto con minori per ridurre l’accusa di semplice detenzione. Il caso sul personaggio Vip ormai era montato. All’interrogatorio di garanzia venne interrogato sotto effetto di un potente sonnifero che gli somministrarono in carcere: praticamente dormiva, ma sui giornali si scrisse che si rifiutò di rispondere e questo pesò come una mancanza di collaborazione.  Non gli fu concesso nessuno sconto e quando leggo notizie di persone che hanno veramente compiuto atti disgustosi verso minori senza citare nè nomi e cognomi solo perchè sono persone qualunque mi domando che giustizia ci sia. Oggi quest’uomo ha pagato cara la sua leggerezza perchè la sua pena è nel cuore.

L’uomo senza storia e senza futuro
di Melina Scalise
 Me lo hanno ammazzato.Non di quelle morti dove le carni si lacerano tracimando sangue.Neppure di quelle tranquille, adagiate, molli  e grigie che si confondono col sonno. Me lo hanno ammazzato mentre ancora respira.

Me lo hanno lasciato divorare dagli insetti prima che la sua carne puzzasse.

Me lo hanno massacrato sotto i tasti di un computer

nella redazione di un giornale e di un telegiornale.

Killer nascosti nell’anonimato di una stanza,

killer che si camuffano dietro professionalità senza ordine né etica.

 Piango un morto che non c’è.

Lui non è mai stato bambino,

non è mai stato fidanzato,

non ha mai giocato con gli amici,

non ha mai fatto una vacanza,

non è mai stato un marito,

non è mai stato un padre,

non ha mai aiutato i suoi figli,

non ha mai cantato una ninna nanna,

non ha mai inventato una fiaba,

non è mai stato un lavoratore,

non ha mai saputo regalare un sorriso, né una speranza, né dare un consiglio.

Lui ora è un uomo senza storia e senza futuro.

Il tempo si è fermato, congelato, immortalato come nello scatto di una fotografia.

 Click! Ed ecco la sua vita.

Una faccia, un occhiale scivolato sul viso e il suo volto cambia storia.

Click! E i suoi occhi azzurri diventano di ghiaccio.

Click! E il suo sorriso diventa un ghigno.

Click! E il suo sguardo diventa perverso.

Click! E il frammento di una conversazione al telefono diventa il racconto di una vita.

Click! E quella porca puttana ne sa più di lui sui suoi gusti.

Click! E la sua curiosità diventa perversione.

Ciack si gira! …15 giorni della sua vita gli valgono una vita intera.

 L’uomo non c’è più.

C’è solo la faccia.

L’immagine. Il simulacro. L’effigie.

Lui è quello che gli altri vogliono vedere.

Lui è quello che gli altri non riescono a vedere e finalmente qualcuno gli ha dato volto.

Eccolo, guardate.

Lui è l’orco cattivo. Il lupo delle favole.

Lui è la bestia che oltraggia la bella anche se di nome fa puttana.

Lei diventa la santa che lo esorta a rinsavire: ma perchè mai?

Vendeva corpi per fare soldi. Spacciava corpi più giovani per avere di più.

L’etica della puttana è più forte dell’etica del curioso intellettuale.

 L’intellettuale deve frequentare buoni ambienti.

L’intellettuale deve darsi le arie.

L’intellettuale deve andare in palestra  e in piscina, viaggiare, avere belle donne, macchine di lusso, abiti firmati.

Se trasgredisce gli è concessa solo cocaina e qualche entreneuse super lusso.

Allora si. Allora si può perdonare e con un pizzico d’invidia qualcuno direbbe:

“Lui se lo può permettere, lui è Vip”.

L’intellettuale deve leggere De Sade, D’Annunzio, Pasolini, Bukovski, ma

guai a scendere in strada e imbrattarsi con le puttane del 2010,

guai vagare nella notte per parlare con barboni che puzzano di piscio,

guai camminare al buio nell’area ex Innocenti a vedere che aria tira,

guai esplorare la notte di Internet,

guai entrare nella scatola nera,

guai scavare nell’inconscio virtuale della società,

guai guardare le brutture accessibili a tutti,

guai ancora più grossi se confessi di averle guardate e tenute,

anche se dimenticate.

 Ora è vivo e morto e non lo posso piangere.

Nessuno può consolare il mio pianto,

molti non porgerebbero nemmeno un fazzoletto.

Nessuno guarda l’uomo.

Nessuno guarda i suoi occhi come occhi.

Le sue braccia come braccia.

Il suo sorriso come sorriso.

 Eppure quelle braccia mi hanno abbracciato.

Le sue labbra mi hanno baciato,

le sue spalle mi hanno protetto.

 Il mondo lo ha dimenticato e sembra che solo io ne conservi il ricordo,

io, una piccola porticina per farlo uscire dalla gabbia,

io: la sua memoria agli occhi del mondo.

ERA IL 2010: LETTERA APERTA

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One thought on “STORIE CHE LASCIANO IL SEGNO

  1. sono con te,, con voi,
    brava melina in fare voce e raccontare la storia ke non si vuole vedere ,ascoltare ,capire, si mette fango facilmente, esistono anche altri ke la penso come te , e si poso fare qualcosa .,felice
    ,! vivere,,,, in pochi ma vivere ricominciare 1000 volte ,
    tutta la mia solidarietà di cuore
    pd

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