STORIE CHE LASCIANO IL SEGNO

Francesco Tadini tutta la verità (anno 2018 otto anni dopo).

Giura di dire tutta la verità e disse: “lo giuro”.

Ma qual è la verità? Con l’età si impara che non è mai una, ma molte.

La verità è relativa, mutevole e tuttavia necessaria, nonostante tutto.

Dopo otto anni che continuo a leggere su internet bugie riguardanti mio marito e la sua vicenda giudiziaria, dopo tutto questo eterno passato a cui abbiamo resistito, che ci costringe a fare, di un frammento di vita, un eterno presente,  direi che è indispensabile raccontare tutta questa storia. Scusate se è la mia. Merito un capitolo.

La mia verità si attiene agli atti e ai fatti di una vita: 9 anni prima e 8 anni dopo la vicenda giudiziaria. Ad oggi un totale di 17 anni con Francesco Tadini: “nella buona e nella cattiva sorte”.

Era il 5 febbraio del 2010. Lo ricordo come fosse ieri.

La prima accusa

Quel giorno gli notificarono un atto giudiziario in cui si ipotizzava che, il giorno 21 dicembre del 2009, avesse avuto un rapporto con una prostituta minorenne (Questa era l’unica ipotesi di reato scritta su quell’avviso di garanzia in cui però si ipotizzava che conoscesse anche una prostituta a cui erano stati chiesti bambini).

Bugia numero 1: il pomeriggio stesso della notifica dell’atto, compare su La Repubblica un articolo in cui si titolava che “Tadini era accusato di cercare bambini” (non era questa l’accusa)

Francesco Tadini non aveva ancora un legale e la notizia esce dal Palazzo di Giustizia prima che arrivassero i documenti alla difesa. Era già scandalo. Era già “il gallerista dei vip con galleria in Italia e all’estero” (non lo sapevo…).

Nonostante gli orridi racconti sui giornali non scatta nessun arresto (ma non era colui che era pronto a pagare per avere bambini? …)

La seconda accusa e la carcerazione

Dopo tre mesi arriva l’esito della perizia sui computer sequestrati dove trovano foto porno e pedoporno scaricate da siti internet. Viene accusato di detenzione di materiale pedopornografico e scatta l’arresto.

Il materiale contenuto nel computer, analizzato dal tribunale e dalla perizia di parte, risulta scaricato da siti accessibili a tutti e pertanto legali, mai acquistato o scambiato. Si trovano anche cartelle mai aperte, ovvero mai visionate, oltre a file frutto di scaricamenti automatici e quindi non voluti. (Grazie a questa vicenda ho imparato che l’universo pornografico in rete è vastissimo ed esistono programmi occulti per indirizzare e scaricare file ai visitatori, inoltre che la legge italiana non punisce chi visiona on line, ma chi scarica e ovviamente chi produce video con contenuti illegali).

Bugia numero 2: sui giornali si titolava: “Tadini torturava bambini” e “sevizie e abusi su minori” (erano foto disponibili in rete da siti raggiungibili da tutti)

La difesa,  a seguito dell’accusa di detenzione, sceglie di procedere con rito abbreviato . L’avvocato della difesa chiede di ascoltare la prostituta che conosceva Francesco Tadini per delinearne il profilo comportamentale. Il magistrato nega l’ascolto della teste chiave, né io vengo mai interrogata per contribuire a delinearne il profilo.

Francesco Tadini sottovaluta la portata di quanto gli stava accadendo, con l’ingenuità di chi non ha mai avuto a che fare con la giustizia e la coscienza di non aver fatto male a nessuno. Così, forte della sua verità, si fa difendere da una avvocato d’ufficio neo laureata, di buona, anzi tanta, umanità, ma di scarsa esperienza.

L’interrogatorio di garanzia è un disastro: in carcere gli somministrano un sonnifero che non lo fa reggere sulle gambe. Il giorno dell’interrogatorio  viene trasportato di peso davanti ai giudici in stato di incoscienza. Francesco Tadini dorme con la testa sul tavolo dei giudici, ma il giovane avvocato non contesta.

Bugia numero 3: sui giornali si scrive che Francesco Tadini “si rifiuta di rispondere” (non era cosciente).

E’ un proliferare di notizie. Si pubblica, oltre alla sua faccia anche il suo luogo di lavoro, la foto dell’intera famiglia di Emilio Tadini il giorno del funerale, nonchè foto di suo padre, di suo fratello e di sua madre (cosa non si fa pur di vendere copie…eppure, Francesco Tadini non era così noto da non aver diritto alla privacy e ancora oggi mi domando perché di orrendi e provati pedofili si riportano solo le iniziali del nome).

Ormai l’impianto accusatorio aveva preso una brutta piega supportato da tutta la campagna stampa a cui la difesa aveva preferito non replicare.

Ho paura. Mi ribello. Cerco disperatamente un nuovo avvocato. Si arriva al processo con un nuovo legale e nuovo materiale richiesto all’accusa per capire meglio i fondamenti accusatori. Non tutto viene reso disponibile, ma quanto basta. Si cerca di correggere un’impostazione difensiva sbagliata.

Il processo

Grazie all’analisi delle nuove intercettazioni in possesso della difesa, al processo si chiariscono aspetti fondamentali:

1) Francesco Tadini non c’entrava nulla con la ricerca di bambini (Francesco non conosceva nemmeno la prostituta a cui si faceva riferimento, si trattava di un altro cliente, di un’altra persona). Un clamoroso errore di persona.

2) Si scopre che non era mai stato con una prostituta minorenne.

Francesco Tadini viene assolto dall’accusa originaria, ma ugualmente condannato.

La modifica dell’accusa originaria

Il giudice decide di trasformare il reato di “aver avuto un rapporto con una prostituta minorenne” in un “tentativo di avere un rapporto con prostituta minorenne”  a causa delle volontà telefoniche espresse nelle telefonate intercettate tra lui e la prostituta di sua conoscenza.

Quest’ultima proponeva questo ai suoi clienti e per questa ragione era sotto intercettazione da parte della polizia. Tadini finisce con l’essere intercettato come tanti altri clienti e per questo finisce in tribunale.

Da questo momento contro Francesco Tadini si sancisce una chiara e definitiva condanna alle intenzioni.

La condanna

La condanna di primo grado è tre anni, ma il pubblico ministero era a dir poco indignato: ne voleva di più per quello che lui descrive come un vip degenerato che andava in giro con una Porche nera nelle notti milanesi (l’unica auto acquistata da Francesco Tadini nella sua vita è stata una Twingo e all’epoca dei fatti non aveva auto di sua proprietà, ma usava la mia Kia Carens). A Francesco Tadini gli vengono negate anche le  attenuanti generiche nonostante fosse incensurato perché non avendo risposto all’interrogatorio di garanzia non era ritenuto collaborativo ergo nemmeno pentito (se gli avessero riconosciuto le attenuanti generiche non avrebbe fatto il carcere).

Bugia numero 4: sui giornali si scrive che Francesco Tadini viene condannato a tre anni perché ha “tentato di stuprare una minorenne” (le parole hanno un valore e se io leggo “tentato stupro” mi immagino uno con le mani addosso…., non uno che chiede un incontro al telefono ….)

Risultato: la stampa ironizza perfino sull’unica dichiarazione di Francesco Tadini rilasciata ai giornali nel corso di tutta la sua vicenda giudiziaria in cui si manifestava felice di aver dimostrato di non aver mai cercato bambini e di non essere stato con una minorenne. Era azzerato.

Tutto ciò che la difesa non è riuscita a far prendere in considerazione

1) l’intercettazione telefonica in cui Francesco Tadini dice alla prostituta che non voleva incontrare una prostituta minorenne, perchè era “sbagliato e basta” e che non voleva più avere contatti con lei. Di fatto risulta agli atti che Tadini non la vede più, né più si mettono in contatto telefonico da oltre un mese e mezzo (di fatto l’azione ritenuta penalmente perseguibile si era interrotta per sua volontà ben prima di diventare reato).

2) viene presa come volontà di Tadini di occultare l’aver acquistato per se a Natale un telefono Iphone (era l’anno del boom di questa marca di cellulari). Il vecchio telefono, quello con il numero in possesso alla prostituta, nonostante fosse mezzo rotto, lo presta a me perché perdo  il mio cellulare ed uso il suo numero per un mese. (Ebbene me lo avrebbe dato se ci fosse stato il rischio di ricevere chiamate da una prostituta?)

3) Se avesse voluto occultare un reato, come mai non si sarebbe liberato del materiale pedopornografico proveniente da internet e mai visionato  giacente da mesi? (ne avrebbe avuto tutto il tempo prima del sequestro e quindi o non sapeva di averlo e quindi era solo frutto di uno scaricamento automatico non voluto  o non sapeva che scaricare immagini dalla rete, sebbene da siti accessibili a tutti, fosse reato ).

Cosa succede alla prostituta conosciuta da Francesco Tadini accusata di prostituzione minorile

La banda di rumeni che gestiva il traffico delle prostitute intercettate, tra cui quella conosciuta da Francesco Tadini, finisce in carcere e processata con l’accusa di prostituzione minorile. Tutti, compresa la prostituta in questione, vengono  assolti perché non prostituivano minorenni.

Dai domiciliari alla cassazione

Il 23 dicembre del 2010, dopo 7 mesi di carcere, Francesco Tadini ottiene gli arresti domiciliari con divieto assoluto di qualunque contatto, anche telefonico. Dopo un anno la situazione rimane tale e quale con la dichiarazione del magistrato che siccome i rumeni della banda delle prostitute era stata assolta e si trovava in libera circolazione, lui avrebbe potuto incontrarli a casa (certamente alla mia presenza pure….).

Si chiede l’appello e si denunciano un quotidiano e una tv web per diffamazione, ma le richieste di Tadini vengono tutte regolarmente e totalmente respinte e archiviate. Idem in cassazione dove la difesa cerca di far cadere il reato di tentativo che invece viene ritenuto valido, proprio perché, paradossalmente, non c’era alcuna minorenne (qui non sono in grado di comprendere, ma mi adeguo).

Francesco Tadini termina la sua detenzione nell’ottobre del 2012. La sua pena mai. Condannato pubblicamente ed erroneamente come un pedofilo rimane, tutt’ora, bersaglio pubblico grazie alle notizie perennemente in rete.

Resta uno dei tanti uomini che è andato con una prostituta, che ha cercato il brivido sbagliato e che ha visto di tutto e di più sul porno on line.

Niente di più storicamente banale, ma non tutte le storie sono uguali.


Riflessioni del 2011

Era il 2010. Oggi ancora l’immagine di quest’uomo è immortalato nella rete associato ad un reato che poi si è rivelato ben diverso. Quell’uomo allora era il mio compagno e oggi è mio marito: Francesco Tadini. Hanno sbattuto un “mostro in prima pagina”, prima ancora dell’avvio del processo, hanno messo in piazza la sua faccia, il suo luogo di lavoro, i suoi affetti e, da una fetta della sua vita, “hanno tratto un film ” . Sui TG sono stati montati video e sui giornali e internet pubblicate immagini che lo hanno associato a immagini di bambini violati. Durante il processo di primo grado emerse che si trattava di un clamoroso ERRORE DI PERSONA: non aveva mai conosciuto la prostituta che cercava di procurare bambini, nè mai parlato con lei al telefono, nè corrispondeva alla descrizione del cliente dato dalla prostituta, nè fatto alcun prelevamento bancomat, compiuto invece dal cliente in questione, nè posseduto il tipo di auto a cui si faceva riferimento nelle indagini : SEMPLICEMENTE QUELLA STORIA NON ERA LA SUA. MA SOPRATTUTTO AVEVA RICEVUTO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE UN AVVISO DI GARANZIA PER essere andato, in un giorno preciso, con UNA IPOTETICA RAGAZZA MINORENNE, ma sui giornali finì per essere citato come il possibile cliente di una prostituta a cui si faceva riferimento  a un reato ben diverso e tra i più infamanti. Niente di più facile per servire su un piatto d’argento la notizia ai giornali dal momento che è il figlio di un personaggio noto e fu una tentazione troppo forte visto il nome di rilievo nella realtà milanese. Si inventarono persino che aveva gallerie in Italia e all’estero. E mentre nel processo di primo grado si scopre l’errore di persona, nessuno si prende la briga di specificarlo semplicemente dicendo che non era lui quello che cercava bambini. Nessuno più indagò sul caso di quella ricerca, ma chi venne impropriamente accusato di compierla fu condannato ugualmente agli occhi dell’opinione pubblica perchè ormai le notizie sui giornali erano uscite con quei titoli e in secondo piano passò la vera condanna.

Oggi in rete si leggono ancora titoli che lo vedono PROTAGONISTA DI QUELLA STORIA CHE NON E’ MAI STATA SUA. Si sospettava un abuso su una minorenne (questo diceva il capo d’accusa), che non ci fu, anzi non esisteva nessuna minorenne tra le prostitute che aveva conosciuto, ma pur di condannarlo, ormai merce della cronaca, fu condannato per tentativo di andare con un prostituta minorenne (17 anni) e su alcuni giornali ci finì con il titolo “tentativo di violenza”, che nessuno penserebbe mai che si trattava di una telefonata. I fatti erano questi tant’è che la banda di prostitute che le proponeva ai clienti fu assolta per non aver commesso il fatto. A sua difesa a nulla valse la telefonata registrata dagli inquirenti in cui lui telefonò per dirle che non era interessato e di non cercarlo più, a nulla servì il fatto che non ebbe più alcun contatto con questa persona e che l’avviso di garanzia gli arrivò dopo tre mesi dal contatto con la prostituta in questione. A nulla servì neppure dimostrare che sul computer personale c’erano cartelle mai aperte di materiale pornografico facilmente reperibile in Internet da siti legali tra cui trovarono anche foto con minori per ridurre l’accusa di semplice detenzione. Il caso sul personaggio Vip ormai era montato. All’interrogatorio di garanzia venne interrogato sotto effetto di un potente sonnifero che gli somministrarono in carcere: praticamente dormiva, ma sui giornali si scrisse che si rifiutò di rispondere e questo pesò come una mancanza di collaborazione.  Non gli fu concesso nessuno sconto e quando leggo notizie di persone che hanno veramente compiuto atti disgustosi verso minori senza citare nè nomi e cognomi solo perchè sono persone qualunque mi domando che giustizia ci sia. Oggi quest’uomo ha pagato cara la sua leggerezza perchè la sua pena è nel cuore.

L’uomo senza storia e senza futuro
di Melina Scalise
 Me lo hanno ammazzato.Non di quelle morti dove le carni si lacerano tracimando sangue.Neppure di quelle tranquille, adagiate, molli  e grigie che si confondono col sonno. Me lo hanno ammazzato mentre ancora respira.

Me lo hanno lasciato divorare dagli insetti prima che la sua carne puzzasse.

Me lo hanno massacrato sotto i tasti di un computer

nella redazione di un giornale e di un telegiornale.

Killer nascosti nell’anonimato di una stanza,

killer che si camuffano dietro professionalità senza ordine né etica.

 Piango un morto che non c’è.

Lui non è mai stato bambino,

non è mai stato fidanzato,

non ha mai giocato con gli amici,

non ha mai fatto una vacanza,

non è mai stato un marito,

non è mai stato un padre,

non ha mai aiutato i suoi figli,

non ha mai cantato una ninna nanna,

non ha mai inventato una fiaba,

non è mai stato un lavoratore,

non ha mai saputo regalare un sorriso, né una speranza, né dare un consiglio.

Lui ora è un uomo senza storia e senza futuro.

Il tempo si è fermato, congelato, immortalato come nello scatto di una fotografia.

 Click! Ed ecco la sua vita.

Una faccia, un occhiale scivolato sul viso e il suo volto cambia storia.

Click! E i suoi occhi azzurri diventano di ghiaccio.

Click! E il suo sorriso diventa un ghigno.

Click! E il suo sguardo diventa perverso.

Click! E il frammento di una conversazione al telefono diventa il racconto di una vita.

Click! E quella porca puttana ne sa più di lui sui suoi gusti.

Click! E la sua curiosità diventa perversione.

Ciack si gira! …15 giorni della sua vita gli valgono una vita intera.

 L’uomo non c’è più.

C’è solo la faccia.

L’immagine. Il simulacro. L’effigie.

Lui è quello che gli altri vogliono vedere.

Lui è quello che gli altri non riescono a vedere e finalmente qualcuno gli ha dato volto.

Eccolo, guardate.

Lui è l’orco cattivo. Il lupo delle favole.

Lui è la bestia che oltraggia la bella anche se di nome fa puttana.

Lei diventa la santa che lo esorta a rinsavire: ma perchè mai?

Vendeva corpi per fare soldi. Spacciava corpi più giovani per avere di più.

L’etica della puttana è più forte dell’etica del curioso intellettuale.

 L’intellettuale deve frequentare buoni ambienti.

L’intellettuale deve darsi le arie.

L’intellettuale deve andare in palestra  e in piscina, viaggiare, avere belle donne, macchine di lusso, abiti firmati.

Se trasgredisce gli è concessa solo cocaina e qualche entreneuse super lusso.

Allora si. Allora si può perdonare e con un pizzico d’invidia qualcuno direbbe:

“Lui se lo può permettere, lui è Vip”.

L’intellettuale deve leggere De Sade, D’Annunzio, Pasolini, Bukovski, ma

guai a scendere in strada e imbrattarsi con le puttane del 2010,

guai vagare nella notte per parlare con barboni che puzzano di piscio,

guai camminare al buio nell’area ex Innocenti a vedere che aria tira,

guai esplorare la notte di Internet,

guai entrare nella scatola nera,

guai scavare nell’inconscio virtuale della società,

guai guardare le brutture accessibili a tutti,

guai ancora più grossi se confessi di averle guardate e tenute,

anche se dimenticate.

 Ora è vivo e morto e non lo posso piangere.

Nessuno può consolare il mio pianto,

molti non porgerebbero nemmeno un fazzoletto.

Nessuno guarda l’uomo.

Nessuno guarda i suoi occhi come occhi.

Le sue braccia come braccia.

Il suo sorriso come sorriso.

 Eppure quelle braccia mi hanno abbracciato.

Le sue labbra mi hanno baciato,

le sue spalle mi hanno protetto.

 Il mondo lo ha dimenticato e sembra che solo io ne conservi il ricordo,

io, una piccola porticina per farlo uscire dalla gabbia,

io: la sua memoria agli occhi del mondo.


ERA IL 2010 e dovevo difendere il nostro progetto comune

LETTERA APERTA

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Una risposta a "STORIE CHE LASCIANO IL SEGNO"

  1. sono con te,, con voi,
    brava melina in fare voce e raccontare la storia ke non si vuole vedere ,ascoltare ,capire, si mette fango facilmente, esistono anche altri ke la penso come te , e si poso fare qualcosa .,felice
    ,! vivere,,,, in pochi ma vivere ricominciare 1000 volte ,
    tutta la mia solidarietà di cuore
    pd

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