Tra le braccia di Klimt

Kimt, Il bacio 1907/8

Quando immagino un abbraccio è esattamente così. È quel gesto che ti sorprende quando sei abbracciato fra te e te. Quando hai le braccia e le spalle chiuse come le mani perché non c’è nessuno da trattenere.

Quando cadiamo sulle ginocchia perché dietro di noi c’è l’abisso e ci si sente piccoli, impotenti, indifesi. Allora stiamo con gli occhi chiusi perché non abbiamo nessuno da cui guardarci. Ma a sorpresa arriva un abbraccio che si insinua il quel fra te e te.

Le mani, ancora chiuse, tradiscono la paura di credere che tu possa trattenere l’altro per sempre. Ti lasci avvolgere come accolta sotto un grande mantello e ti inginocchi come tra gli ori delle chiese.

È come tornare a casa. Lontano è l’ardore della passione: le bocche restano chiuse e lontane: è l’ascoltare il respiro dell’altro che conta. È sentire di non essere soli, di essere ancora vivi. E’ sentire di essere toccati con la delicatezza con cui si coglie e profuma un fiore e non riesci ad aprire gli occhi perché non puoi smettere di sognare.

Quest’opera di Klimt ha tutto l’oro che merita.

Melina Scalise (vietata ogni riproduzione del testo senza citare la fonte)

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