Sulla festa della donna

Penso che ogni anno la festa della donna sia più un modo per farmi sentire diversa dagli uomini che un’opportunità per ricordare al mondo il diritto alla parità. Continuamo ad essere diverse e lo saremo sempre. Forse è sbagliato pretendere stessi diritti e, fatti salvi principi basilari di rispetto dell’essere umano, piuttosto dovremmo lavorare per diritti diversi ovvero per avere opportunità e supporti diversi dalla società che, nel tempo, si è strutturata troppo su misura per gli uomini. Non è la guerra tra sessi che produce risultati, quando la valorizzazione delle reciproche diversità ai fini di uno sviluppo consapevole della propria identità. E’ nella differenza, è nel confronto dialettico, come avrebbe detto Hegel, che c’è la sintesi, che s’è la produzione di qualcosa di nuovo che sia un nuovo essere umano, che sia un’idea.

Io sono per la difesa delle differenze e per la difesa del diritto all’avere pari opportunità di confronto e interazione. Questo vale sia nella relazione uomo donna, sia nell’integrazione culturale per sfuggire all’omologazione, per ostacolare i risvolti negativi della globalizzazione.

In questa società, specie noi donne, dovremmo conquistarci il diritto ad essere vecchie, per esempio. Perchè fare le proteste contro l’uso del corpo femminile quando poi noi stesse alimentiamo un mercato che induce molte donne a protesi al silicone per nascondere i segni del tempo? Esiste un limite oltre il quale l’estetica diventa “accanimento tearapeutico” ed esiste un ruolo dell’estetica che viene sovrastimato e siamo noi donne che lo permettiamo. Per cambiare questo non c’è bisogno di stravolgere un sistema, basta cambiare i nostri comportamenti quotidiani, almeno cominciare da questi. Paradossalmente nella società della comunicazione globale acquista un valore significativo proprio il comportamento individuale e le piazze virtuali diventano luoghi di scambio di idee e di opinioni su cui fondare l’agire.

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