Inchiosto per…Gioni David Parra

E lucean le stelle

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Visitare una mostra di Gioni David Parra è un’esperienza sensoriale: è come entrare in un’altra dimensione dove all’Uomo è permesso uno straordinario contatto ravvicinato con i corpi celesti che popolano l’Universo. La leggerezza e l’evanescenza delle Stelle che appartiene al nostro immaginario e alla visione terrena, svanisce. Nelle tele di Parra si svela la loro potenza materica, il loro corpo, il loro pulsare dirompente, tanto quanto il loro silenzio ed acchetarsi per un tempo che non ci appartiene e che potrebbe essere eterno. I corpi celesti non sono più solo luce, ma colori, densità, plasticità, estensione, dimensione, movimento. Il fascino che i corpi celesti esercitano nell’immaginario di Parra, non è solo legato alla dimensione del sogno, dei desideri e della magia di cui la mitologia e la letteratura sono pieni , ma a quello che solo un uomo del nostro tempo può possedere grazie alle scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato la visione del mondo: l’evoluzione della vita e l’esistenza della stessa in altre dimensioni spazio/temporali.

Lo sguardo di Gioni David Parra è altrove e anche oltre. La sua esplorazione pittorica è come quella di un’astronauta pittore che riesce a immortalare sia l’attimo dirompente di un big bang , sia la forma e la luce crepuscolare di un frammento di stella che gravita silenzioso nello spazio. L’osservatore che si colloca al centro della stanza che ospita la mostra si trova inconsciamente costretto a trovarsi una posizione, un punto di equilibrio tra la sua collocazione spaziale e quella dei corpi raffigurati nelle tele, così come un frammento celeste forse si colloca, seguendo astrusi algoritmi matematici, lontano dalle insidie di un buco nero anni luce più in là. Ogni visitatore diventa un corpo spaziale che sceglie distanze e forze gravitazionali rispetto alle opere in mostra. Non riesce a rimanere estraneo, dopo qualche minuto che si è nella stanza espositiva, inevitabilmente, ci si accorge che l’attenzione di Parra non è solo verso i corpi celesti, ma verso la persona, verso l’Individuo che viene accolto in un “palcoscenico espositivo”.

Essere circondati dalle tele di Gioni David Parra è in pratica come ricollocarsi al centro dell’Universo, un ritrovarsi in quella posizione privilegiata da cui ci ha tolto la “rivoluzione copernicana”, ma con la consapevolezza dello svelamento del mito e del dogma della religione. Il pennello di Parra assapora una sorta di assenza di gravità e porta all’occhio umano la visione piena di quel lontano e segreto puntino lucente nel cielo. L’artista lo fa giocando sul rapporto tra tempo, spazio e immaginazione.

Parra mantiene chiaramente una visione anche ludica dell’Universo. Nell’esposizione a Spazio Tadini lo ha fatto con un’installazione prospettica e con l’esposizione, in posizione dominante, dell’opera “Tener di conto”: un grande pallottoliere che conta “pianeti” e frammenti di corpi celesti con dietro un grande telo nero che evoca quello di un palcoscenico teatrale: “Silenzio! – sembra dire – qui è di scena il gioco della vita, il mistero dell’Universo”. E allora quale titolo più azzeccato per la mostra a Spazio Tadini di “Orione come metafora”, lui, Orione, dio la cui nascita e la cui morte è misteriosa, simbolo di straordinaria bellezza e frutto e vittima di desideri e debolezze che lo accumunano sia alla mitologia Greca che a quella Romana. Una figura simbolo dunque di unione tra due culture occidentali, ma che, al tempo stesso, apre simbolicamente le porte alla cultura “orientale”, come costellazione “destinata” a segnare l’Oriente. A guardare oltre.

In un centro culturale come Spazio Tadini, nato in memoria di Emilio Tadini, pittore e scrittore eclettico, non poteva mancare una riflessione sul rapporto tra “Arte e astrofisica” , in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Brera. L’opera di Gioni David Parra è quella che a nostro giudizio rappresenta meglio questa relazione nel contesto contemporaneo. Questo 2011, anno che crediamo rimarrà nella storia come espressione di grandi bisogni di cambiamento sociali ed economico-politici, non poteva terminare, a ridosso del Natale, che con una riflessione anche sulla simbologia e sulla conoscenza delle stelle. Il clima sociale in atto ha bisogno di cambiamenti e noi non vogliamo perdere di vista le stelle perché a loro abbiamo sempre legato grandi avvenimenti compreso l’avvento di Gesù accompagnato dalla “stella cometa”. Per non dire che alle stelle abbiamo legato sempre l’amore, motore principe della vita e, nella costellazione emozionale delle tavole di Gioni David Parra si potrebbe sentire persino la forza musicale dirompente della Tosca di Puccini con “E lucean le stelle”:

E lucevan le stelle olezzava la terra,

stridea l’uscio dell’orto

e un passo sfiorava la rena.

Entrava ella, fragrante,

mi cadea fra le braccia.

Oh! dolci baci, o languide carezze,

mentr’io fremente

le belle forme disciogliea dai veli!

Svanì per sempre il sogno mio d’amore…

l’ora è fuggita,

e muoio disperato!

E non ho amato mai tanto la vita!

La riflessione sulle stelle non è un dunque un lasciarci affascinare da rituali magici o da previsioni astrologiche, ma una riflessione sul legame tra cielo e terra alla luce della scienza e dell’arte perché insieme segnano un percorso, aprono le porte a nuovi scenari possibili, a nuove letture e prospettive e Gioni David Parra sa comunque regalare l’emozione di questo nostro viaggio nel Cosmo.

Melina Scalise

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