RITRATTI DISTRATTI

L’uomo senza storia e senza futuro
di Melina Scalise
 Me lo hanno ammazzato.Non di quelle morti dove le carni si lacerano tracimando sangue.Neppure di quelle tranquille, adagiate, molli  e grigie che si confondono col sonno. Me lo hanno ammazzato mentre ancora respira.

Me lo hanno lasciato divorare dagli insetti prima che la sua carne puzzasse.

Me lo hanno massacrato sotto i tasti di un computer

nella redazione di un giornale e di un telegiornale.

Killer nascosti nell’anonimato di una stanza,

killer che si camuffano dietro professionalità senza ordine né etica.

 Piango un morto che non c’è.

Lui non è mai stato bambino,

non è mai stato fidanzato,

non ha mai giocato con gli amici,

non ha mai fatto una vacanza,

non è mai stato un marito,

non è mai stato un padre,

non ha mai aiutato i suoi figli,

non ha mai cantato una ninna nanna,

non ha mai inventato una fiaba,

non è mai stato un lavoratore,

non ha mai saputo regalare un sorriso, né una speranza, né dare un consiglio.

Lui ora è un uomo senza storia e senza futuro.

Il tempo si è fermato, congelato, immortalato come nello scatto di una fotografia.

 Click! Ed ecco la sua vita.

Una faccia, un occhiale scivolato sul viso e il suo volto cambia storia.

Click! E i suoi occhi azzurri diventano di ghiaccio.

Click! E il suo sorriso diventa un ghigno.

Click! E il suo sguardo diventa perverso.

Click! E il frammento di una conversazione al telefono diventa il racconto di una vita.

Click! E quella porca puttana ne sa più di lui sui suoi gusti.

Click! E la sua curiosità diventa perversione.

Ciack si gira! …15 giorni della sua vita gli valgono una vita intera.

 L’uomo non c’è più.

C’è solo la faccia.

L’immagine. Il simulacro. L’effigie.

Lui è quello che gli altri vogliono vedere.

Lui è quello che gli altri non riescono a vedere e finalmente qualcuno gli ha dato volto.

Eccolo, guardate.

Lui è l’orco cattivo. Il lupo delle favole.

Lui è la bestia che oltraggia la bella anche se di nome fa puttana.

Lei diventa la santa che lo esorta a rinsavire: ma perchè mai?

Vendeva corpi per fare soldi. Spacciava corpi più giovani per avere di più.

L’etica della puttana è più forte dell’etica del curioso intellettuale.

 L’intellettuale deve frequentare buoni ambienti.

L’intellettuale deve darsi le arie.

L’intellettuale deve andare in palestra  e in piscina, viaggiare, avere belle donne, macchine di lusso, abiti firmati.

Se trasgredisce gli è concessa solo cocaina e qualche entreneuse super lusso.

Allora si. Allora si può perdonare e con un pizzico d’invidia qualcuno direbbe:

“Lui se lo può permettere, lui è Vip”.

L’intellettuale deve leggere De Sade, D’Annunzio, Pasolini, Bukovski, ma

guai scendere in strada e imbrattarsi con le puttane del 2010,

guai vagare nella notte per parlare con barboni che puzzano di piscio,

guai camminare al buio nell’area ex Innocenti a vedere che aria tira,

guai esplorare la notte di Internet,

guai entrare nella scatola nera,

guai scavare nell’inconscio virtuale della società,

guai guardare le brutture accessibili a tutti,

guai ancora più grossi se confessi di averle guardate e tenute,

anche se dimenticate.

 Ora è vivo e morto e non lo posso piangere.

Nessuno può consolare il mio pianto,

molti non porgerebbero nemmeno un fazzoletto.

Nessuno guarda l’uomo.

Nessuno guarda i suoi occhi come occhi.

Le sue braccia come braccia.

Il suo sorriso come sorriso.

 Eppure quelle braccia mi hanno abbracciato.

Le sue labbra mi hanno baciato,

le sue spalle mi hanno protetto.

 Il mondo lo ha dimenticato e sembra che solo io ne conservi il ricordo,

io, una piccola porticina per farlo uscire dalla gabbia,

io: la sua memoria agli occhi del mondo.

 

ERA IL 2010: LETTERA APERTA

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2 thoughts on “RITRATTI DISTRATTI

  1. Cara Melina Scalise, non ti conosco. Forse ti ho intravista le due volte che sono passato allo Spazio Tadini, come tanti altri, curiosi, sollecitati dalla vostra passione per l’espressione umana, per l’arte.
    Le parole che dedichi al tuo compagno di vita sono troppo lontane dalla grotta buia e umida di umori nella quale l’informazione ce lo rappresenta, per poter pensare che quella sia la sua abitazione abituale.
    Tutti noi dovremmo conoscere quella grotta, tutti noi la visitiamo per poter definire poi le nostre scelte etiche e morali.
    Ci siamo nati in quella grotta e poi ce ne siamo allontanati, verso la consapevolezza di una migliore e più evoluta dimensione umana, ma non possiamo e non dobbiamo cancellarne il ricordo.
    Spero tu riesca a sostenere ancora, con la stessa forza, il tuo compagno ferito, per il tempo necessario a capire che non è un reato guardare dentro di noi, magari nell’ansa più buia e maleodorante.
    Hai il compito di tenere socchiusa per lui la porta di uscita e lo stai assolvendo con una forza che sa essere tenera, come tutte le cose veramente forti.
    Con comprensione,
    Giancarlo

    1. La condizione umana è imperfetta ed ognuno di noi lo è, motivo per cui sono convinta che le debolezze e le imprudenze che possono portare a degli errori devono essere degne di attenzione e comprensione. La forza per “tenere aperta la porta”nasce dalla semplice considerazione che anch’io posso sbagliare e vorrei poter credere che anche a me possa essere data la possibilità di crescere e migliorare attraverso le mie debolezze grandi o piccole che siano. Grazie per la tua partecipazione e conto che al di là della vicenda umana accaduta, la storia dell’associazione e delle sue attività culturali possa essere sostenuta da tutti coloro che possono parteciparvi attivamente con la loro presenza e con il loro pensiero. La vita è troppo breve per essere sprecata e le persone sono l’unica ricchezza che ci può appartenere per sempre.
      Melina

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