Davvero, il Paese delle bugie

C’era una volta un villaggio chiamato Davvero, in cui tutti tenevano in tasca una bugia. Un giorno, un viandante vi giunse e si incuriosì di questo strano uso. Al suo paese la bugia non era una candela, ma era la cattiveria insita in colui che non diceva la verità. Ma a Davvero c’erano dei professionisti della Verità: i Signor Verità.

Scoprì che la bugia veniva accesa da tutti soprattutto la sera, almeno per qualche secondo, come una preghiera, per ricordarsi le ultime forme del giorno prima della notte profonda e del sonno. In questo modo tutti riuscivano a dormire meglio e ad avere sogni sereni perché tutti soffrivano di ansie di certezza e bisogno di verità.

A Davvero, il viandante scoprì che non esistevano bugie come le intendeva lui, ma solo verità.

Conobbe così un tizio con una barba lunga che non voleva mai essere contraddetto, tuttavia era rassicurante perché dava a tanti la certezza di conoscere da dove era venuto. Come un padre raccontava dell’origine del mondo, delle sue leggi e faceva sentire chiunque parte di una grande famiglia. Altri Signori Verità come lui argomentavano sull’origine del mondo, non amavano essere contraddetti e, a volte, diventavano crudeli, chiedevano prove di fedeltà e sacrifici. Le loro case, spesso raggiungibili solo salendo tanti gradini, erano piene di candele o di bugie, come le chiamavano a Davvero. Lì le tenebre non dovevano mai avere il sopravvento.

Poi il viandante arrivò al mercato del paese. Lì c’erano dei Signori Verità che non si occupavano delle origini, ma dicevano di sapere cose più vere di quelle che sembravano vere o venivano presentate come tali. A loro si rivolgevano coloro che non accettavano certe verità e volevano scoprirne altre in sostituzione. C’erano bancarelle di ogni tipo, persino supermercati per ogni bisogno di verità. C’era tanta gente che girava, curiosava e comperava. Folle. C’era chi prendeva un chilo di certezza, chi faceva scorte per tutto l’anno, chi consigliava le verità migliori. Alcune venivano classificate per annate. Le verità rimanenti e giacenti nei magazzini però non diventavano mai bugie, perché le verità rimanevano tali e potevano far comodo in altri momenti e, di fatto, era un mercato che non aveva scarti, era un business con alti profitti. A proposito di verità d’annata, il viandante conobbe persino un tizio che credeva ancora alle streghe ed un astemio che credeva che l’acqua potesse trasformarsi in vino!

Poi c’erano i professionisti delle verità profetiche che ricevevano le persone in grotte buie anche queste piene di candele o bugie, come le chiamavano a Davvero, perché amavano stare nella penombra. Lì andavano le persone più insicure, quasi impaurite. Quelle che non tolleravano di non sapere nemmeno quello che sarebbe successo loro da lì a domani. Questi signori davano verità per estrazione. Erano le verità più affascinanti cariche di attese trepidanti. La verità che l’insicuro di turno si portava a casa era un compromesso tra quello che il professionista individuava come vero per lui e quello che egli sceglieva affidandosi al caso o alla sorte. Così facendo si consumava il tempo del caso o della sorte in quell’istante preciso e quindi ci si liberava dalla prigionia di essere in loro balia per giorni o anni. Nel momento in cui il cliente sceglieva la sua verità e ne veniva a conoscenza non c’era nulla di più potente del noto per riconoscerlo ovunque. Ognuno seguiva gli indizi e le tracce della verità ricevuta in preda al suo estremo bisogno di certezza tanto da riconoscere la sua verità anche nell’ombra più spaventosa di un muro. Il viandante conobbe un loro cliente che sapendo che avrebbe trovato un tesoro si sentì ricco e fortunato persino per aver trovato un solo scellino!

Poi c’erano i professionisti dei viaggi della verità che non prendevano posizione su niente e vendevano pacchetti su tutto, come offerte tutto o niente. A loro si rivolgevano quelli che avevano così tanta consapevolezza del business ad alto profitto che si celava dietro ogni vendita di verità che ne riconoscevano in questo l’unico fine: il denaro e il mercato. Così cercavano di ritrovare il fine originario della verità. I professionisti dei viaggi della verità vivevano nascosti. A loro si arrivava per passaparola, una sorta di vendita di contrabbando.  La clandestinità e l’esclusiva dei loro servizi aiutava i loro clienti a percepire la sensazione di uscire dal mercato delle verità e dalla confusione del mondo. Questi professionisti facevano questa scelta perché condividevano il rifiuto del mercato delle verità e lo enfatizzavano. Così facendo, i loro clienti si sentivano subito in sintonia con loro. Poi spiegavano loro che l’unica verità era l’esistenza di ciascuno come persona e dovevano pensare a se stessi, al loro mondo interiore e alle persone immediatamente loro vicine, quelle più importanti per loro. Tuttavia, pur rimpicciolendo il loro mondo spiegavano che tutti avevano una missione che riguarda se stessi e il raggiungimento di un mondo ancora più grande: l’Universo. In pratica non c’era bisogno di perseguire una verità comune, condivisa, per stare al mondo, per gestire la Terra, perché bisognava proiettarsi nell’Universo. Il superamento delle misere contraddizioni terrene avveniva con un trasferimento in un’altra dimensione, in un altro territorio. Questo viaggio iperbolico si poteva fare anche senza candele o bugie come le chiamano a Davvero. C’era il professionista del viaggio della verità che era l’unica luce di cui si aveva bisogno. Quindi niente verità in vendita tanto al chilo, ma i viaggiatori mantenevano a vita il loro condottiero della verità diventandone benefattori. Questi signori della verità proponevano viaggi incredibili, fantastici e affascinanti e soprattutto esclusivi per tutta la vita e ben oltre, perché un vero professionista dei viaggi della verità, per essere completo nell’offerta, doveva contemplare anche l’eterno.

Il viandante rimase molto colpito da questa figura professionale perché in realtà non vendeva verità, ma se stesso.

Riuscì un giorno ad intervistarne uno.

“Ma come? – gli domandò il viandante – Lei vende sia verità profetiche che sulle origini del mondo e non ne esclude nessuna. Come fa a sapere che la sua verità è quella giusta?”

Risponde il professionista dei viaggi della verità: “Perché io non vendo una verità, ma una strada per raggiungere la verità ed è la mia stessa strada, quella che percorro io. Sono gli altri che mi seguono e mi pagano per seguirmi”.

“E se una volta defunto dovesse scoprire di aver ingannato tutti compreso se stesso? – replicò il viandante – Se per esempio si dovesse trovare di fronte un signore con la barba che, come sappiamo, non accetta obiezioni e deviazioni alla sua logica dell’origine del mondo che cosa fa lei? Non si sente in colpa nei confronti di chi l’ha seguita?”.

“Signore, – rispose – ma io mi sono privato della mia libertà perché quelle persone mi hanno seguito e loro stessi hanno coltivato e dato forza alla mia verità”.

Il viandante si convinse che Davvero era tutto veramente strano. Così decise di lasciare la città, ma non senza aver comperato almeno uno bugia in ricordo di questo incredibile viaggio.

Il signore del negozio di bugie trovandosi di fronte questo forestiero gli chiese se avesse comperato anche delle verità.

“No – rispose il viandante – sebbene abbia conosciuto tanti signori della verità, preferisco comperare una bugia. Vede io trovo più rassicurante la bugia della verità. Al mio paese la bugia è la cattiveria insita in colui che non dice la verità e qui l’ho trovata in una candela. Quindi se tengo in mano una candela di fronte ai miei occhi ho in pugno la bugia che guarda la verità, dunque la cattiveria non sarà mai in ciò che guardo, ma in come lo guardo. Se la cattiveria la porto in mano io vuol dire che la conosco e da lei posso difendermi. Il mondo è pieno di cose e ognuna ha la sua verità e dignità di essere. La verità è semplicemente in ciò che credi. Sono le interpretazioni che cambiano le cose. E’ la bugia che maschera la verità e al tempo stesso la rivela. Il mondo ha bisogno di tutte le verità, perché è sulla diversità che vive il mondo, ma non potrebbe vivere con la cattiveria. Se lei hai dubbi, mi dimostri che non è vero ed io tornerò a Davvero fosse anche un luogo lontanissimo nell’Universo”. E se ne andò con le sue bugie.