L’uomo pancione e il teatro della vita

C’era una volta un uomo con una grossa pancia. Tutti pensavano che mangiasse troppo, ma lui, in realtà nascondeva sotto la giacca una grande borsa piena di semi di lino.

foto di Marc Rickertsen da Pixabay

Non svelò mai il suo segreto fino a quando, un giorno, andò a trovarlo un ragazzino del suo quartiere perché desiderava che gli riparasse una marionetta.

“Sai – disse l’uomo pancione – adoro occuparmi di tutto ciò che ha a che fare con il teatro, con la musica, con i libri. Hai fatto bene a venire da me perché cerco di salvare la tua marionetta come ho fatto per ogni oggetto, libro, disco, costume di scena, quadro, disegno o manifesto che mi riporti alla memoria la bellezza dell’arte”.

La sua casa, infatti, era stracolma di oggetti. Ognuno aveva una storia. Il ragazzino, incuriosito, cominciò a chiedergli di questo e di quello.

Il tempo passava mentre scopriva la storia del naso di Pinocchio, della maschera di Pulcinella, del panciotto dell’avaro, del teschio dell’Amleto, dell’uva della volpe, del metro di Figaro, della mela di Eva, dell’uovo di Colombo, del taglio di Fontana.

Affascinato da tutto questo esclamò: “Ma vuoi dire che per ogni cosa che c’è al mondo c’è una storia diversa da quella conosco??!!”. “Certo – gli rispose l’uomo pancione – voglio dire che ogni cosa che c’è al mondo appartiene al mondo e se la conosci veramente scopri qualcosa di te stesso, del tuo essere al mondo a prescindere dal fatto che tu sia figlio di questo o quello, della tua casa, della tua città, della tua ricchezza o della tua povertà”.

Il ragazzino rimase affascinato, anzi, incantato. Volse lo sguardo al cielo e quando abbassò la testa persino l’ombra di sé stesso sul tavolo da lavoro dell’uomo con il pancione gli sembrò muoversi senza di lui. Trasalì.

“Non spaventarti mio caro – disse l’uomo pancione al ragazzino – fa uno strano effetto guardare le cose davanti ai nostri occhi come se non appartenessero solo a noi. Guardarle da lontano… sembrano sempre più grandi anche quelle che ci sembravano piccole cose insignificanti. Ti sembra di volare verò? Ci si sente più leggeri come esseri volanti…ecco perché io sono pancione”. E così dicendo mostrò al giovane la sua grande borsa piena di lino sotto la giacca.

“Ma come? – si sorprese il ragazzo – ma perché vuoi sembrare grasso e più brutto?”.

“Non mi importa essere brutto agli occhi degli altri – spiegò l’uomo – la mia bellezza è nella scoperta non nell’apparenza, nella sostanza e non nella forma. Mi serve sembrare panciuto così mi ricordo ogni giorno che devo stare con “i piedi per terra” e non peccare di presunzione perché conosco molte più cose delle altre persone. E’ una sorta di contrappeso della bilancia. Ma c’è un’altra ragione ancora. Le persone si alimentano più per la loro pancia che per la loro testa. Così, con la mia pancia è come se dicessi al mondo che son come loro e riescono ad accettarmi. In realtà, la mia pancia – come vedi – è tutta questa casa, mi nutro di cose e di storie e più la casa è piena, più aumento la pancia”.

A quel punto il ragazzo espresse il desiderio di poterlo vedere senza la borsa di lino sotto la giacca.

L’uomo lo guardò dritto negli occhi e quando si accorse che quel giovane ragazzo non riuscì a reggere il suo sguardo, decise che era arrivato il momento di mostrarsi com’era in realtà.

Appena si sfilò la borsa e si mostrò nella sua vera forma fisica cominciò a volteggiare nella stanza, a ridere, a danzare e salì sul davanzale della finestra fino a volar via.

Il burattino del ragazzino rimase a lungo a guardare la scena, impietrito, come solo un pezzo di legno morto può sembrare, ma ad un certo punto saltò in piedi. Il ragazzino lo prese in mano e cominciò a farlo parlare.

“Vi racconto la storia dell’uomo pancione che altro non aveva nel cuore se non il desiderio di pesare quanto basta per stare al mondo come la maggior parte degli uomini. Ora ha lasciato a me il compito di farvi volare. Venite gente, venite ad ascoltare questo teatro ha tanto da raccontare”.

Melina Scalise

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