Favole della notte Il vecchio cappotto

C’era una volta un vecchio cappotto che finì in un negozio dell’usato.

Un giorno, un signore con una lunga barba ne fu attratto, gli piaceva il taglio e il colore e chiese di provarlo.

Il padrone del negozio glielo porse e il signore lo indossò. Mentre si rimirava nello specchio mise le mani in tasca e scoprì che dentro c’era un biglietto.

C’era il disegno di un tulipano e sotto una frase: “Vai là dove si porta l’amore”. Sorrise, pensando a chi fosse rivolto quel messaggio. Lui, del resto, ci aveva dato un taglio all’amore perché aveva appena preso una brutta delusione.

Si alzò il bavero e si riguardò allo specchio.

Sentì freddo. Si immaginò per un attimo in un bosco innevato all’alba, mentre c’erano i primi raggi di sole radenti sui rami e vide qualcosa muoversi in controluce. Si stava lasciando trasportare da quella fantasia quando…entrò nel negozio qualcuno.

Dlin.. fece la suoneria dell’ingresso. Il signore si voltò, ma non riuscì a vedere di chi fosse perché era controluce. Sentì però la sua voce: “Buongiorno, sono la fioraia – disse rivolgendosi al padrone del negozio – mi hanno detto di consegnarle questi fiori, credo sia una sua ammiratrice”.

L’uomo trovò la scena come rivelatrice, estrasse dal cappotto il biglietto e lo consegnò alla donna ridendo: “Guardi – le disse – il cappotto mi ha detto che devo consegnare questo fiore “là dove si porta l’amore” quindi è suo”.

“Ma io non porto l’amore – replicò la fioraia – porto solo fiori”. E il signore replicò “Si ma io le dò anche il fiore – replicò mostrandole il disegno – guardi”.

La fioraia trasalì. Il biglietto le era familiare e non sbagliava, perché, in un angolo, scritto in piccolo a matita e quasi cancellato c’era il nome di suo fratello: Roby. Ma come era finito in quel cappotto dal momento che lui viveva all’estero da tanti anni e lei aveva perso ogni contatto con lui? Il signore del cappotto pensava di fare una battuta da nulla e invece si trovava di fronte ad un enigma. Così, imbarazzato, si scusò, si tolse velocemente il cappotto ed uscì.

Il cappotto tornò sulla gruccia, ma il mattino dopo il signore ritornò. Chiese di provarlo ancora una volta. Esitò a rimettere le mani nella tasca e quando lo fece scoprì che il biglietto non c’era più. Chiese al negoziante che fine avesse fatto e scoprì che la fioraia non se ne andò contrariata, bensì felice perché colse in quel messaggio la potenza dell’amore che lei non aveva smesso di provare per suo fratello. Il biglietto lo portò con sè.

Il signore decise così di comperare il cappotto e si fece indicare il negozio della fioraia.

Faceva freddo, si alzò il bavero del cappotto ed entrò chiedendo un tulipano. La fioraia non lo riconobbe subito perché era controluce. Quando il signore avanzò lei riconobbe il cappotto del giorno prima, ma non il signore perché si era tagliato la barba e le disse: “Questo cappotto era di mio padre. Tuo fratello era suo figlio. Tuo fratello sono io”.

A volte non servono cappotti per non sentire freddo, può bastare un fiore che porti l’amore.

di Melina Scalise ogni riproduzione è vietata senza citare l’autore

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