Favola della notte: l’abbraccio

C’era una volta, un bracciante che misurava tutto con le braccia.

Partiva dal dito pollice, poi arriva alla spanna, allargando bene bene la mano, poi giungeva all’avambraccio, mentre, per le misure più lunghe, prendeva come unità di misura l’intero braccio e moltiplicava.

Tutti si prendevano burla di lui perchè si ostinava a misurare alla sua maniera e non con il metro.

“Sono un bracciante – diceva a chi lo prendeva in giro – per me le braccia sono tutto, sono il mio strumento di lavoro ed io, con le braccia, ci faccio tutto. Grazie a loro conosco il mondo”.

Non si sa come o perchè, resta che se qualcuno gli chiedeva di porre una cesta ad un metro di distanza, lui ci azzeccava, se gli dicevano di andare a spanne sulla distanza tra un filare di alberi e l’altro, lui riusciva a indovinare la distanza più vicina a quella reale.

Un giorno la maestra della scuola elementare del Paese gli chiese se poteva aiutarla a disporre i banchi della sua classe equidistanti gli uni dagli altri in modo da permettere ai suoi alunni di vederla meglio durante le lezioni. Il bracciante gli organizzò, in un’oretta di lavoro, un’aula super efficiente.

La maestra ne fu sorpresa e soddisfatta. Allora pensò di chiedergli di aiutarla a riorganizzare la sua casa, perchè nonostante vivesse da sola, in una piccola dimora, non riusciva mai a farci stare nulla. Fu così che il bracciante riuscì ad ottimizzarle lo spazio meglio di chiunque altro. Riuscì a dare un senso ad ogni angolo: quello per leggere, per ricevere gli amici, per cucinare, per stendere i panni, per guardare il tramonto dalla finestra, per scaldarsi al fuoco. Insomma da una casa squadrata venne fuori una casa tutta “angolare”.

La maestra era entusiasta e felice. Mossa dall’euforia allargò le braccia e lo invitò ad un abbraccio. Allora il bracciante sorrise e le disse:

“Maestra, vedo che questa volta hai capito tu la mia lezione. Lo misuri quell’angolo che hai aperto con le tue braccia? Lo cogli quel rifugio che mi proponi? Non è un abbraccio di circostanza il tuo, non è un angolo acuto, ma un angolo ottuso. Mi offri uno spazio dal quale non posso sfuggire è uno spazio ampio e aperto, com’è il tuo cuore ed io accetto volentieri l’invito”.

A dispetto di tutti coloro che lo ritenevano ottuso, la maestra apprezzò l’acume del bracciante tanto che non solo centrò perfettamente il bersaglio, ma ricevette, come un vincitore, un’indimenticabile bacio.

Da quel dì, non solo il bracciante e la maestra non smisero di abbracciarsi, ma gli alunni impararono in modo nuovo la geometria e gli abbracci diventarono per tutti la misura dell’amore più vero.

di Melina Scalise ogni riproduzione è vietata senza citare l’autore

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