Favola della notte: la nascita di Infinito

C’era una volta, un numero Nove che portava un grosso pancione. A lei toccò in sorte far nascere Infinito e scoprirete da dove tutto è partito.

Tutti davano i numeri per questa pancia perchè era chiaro che Nove fosse in gravidanza.

Che bella parola la gravidanza, è un peso, grave, ma è anche una danza!

A Nove questa parola le ricordava quando era bambina: “Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!”. Si era sempre chiesta cosa significasse e adesso che era in-gravidanza cominciava a capire quello stare tutti insieme, quel girare mano nella mano fino allo stordimento. Sembrava che girasse il mondo, di essere Il Mondo! Era una danza. Le girava così tanto la testa, ma poi tutti ci si salvava fermandosi e accovacciandosi per terra. Il peso salvava, al peso si arrivava. Che divertimento! Non ci si stancava mai di girare e girare e poi di fermarsi e poi di girare. Terra! Terra! Un ritmo incessante e ripetitivo che portava al riso e che sembrava un rito.

Che la gravità sia anche un’emozione? Chissà. Nove non aveva una risposta da dare, ma dopo aver perso la testa per Quattordici, un amore da farle girar la testa, scoprì che bastava un corpo per volare, ma come accade dopo ogni giro tondo, bisognava atterrare. La gravidanza era sì un risultato, ma anche una grande emozione e su questo di certo non era in errore.

I giorni passavano e Nove ben presto capì che se al mondo c’è una luna da guardare c’è anche sempre una donna a cui tocca contare. Lei orologio del girotondo, lei corpo del mondo.

Nove invidiava Quattordici per la sua assoluta ripetizione sempre uguale e senza margini d’errore. Così un giorno arrivò decisa voleva un contropartita: “Sarò io a dare il nome al nostro bambino! – disse al marito senza esitare – Sfilò gli anelli numero zero che si erano messi al dito e li mise vicino in segno d’infinito”.

Quando Infinito nacque si liberò dal contare il tempo, ma non giocò mai a girotondo e non scoprì mai la gravità del mondo. Infinito fu libero di andare dritto verso una meta sconosciuta perchè per lui la Terra era perduta.