Fiaba della notte: il luogo della felicità

C’era una volta, un uomo che aveva un sogno, un mondo dove tutti avevano un amore, un figlio amato, un genitore amorevole, degli amici, un lavoro, una bella storia da raccontare, un esempio da mostrare, un’esplorazione da compiere, un ricordo da custodire, un dono da lasciare. Qualcuno gli aveva detto che questo sogno si chiamava felicità e che non poteva starci sulla Terra.

Così decise di fare un viaggio in cerca di un posto dove realizzare il suo sogno. Arrivò sulla Luna. Lì ci abitava solo il guardiano di un faro e sua moglie. “Non sai quante persone ci mandano i loro sogni – gli dissero -, un giorno vennero persino due tutti bardati a piantare bandiere, credevano che avere un pezzo di terra in più potesse realizzare i sogni di tutta l’Umanità! Ma questo pianeta è fatto per regalare solo un faro nella notte”.

Così l’uomo se ne andò e riprese il suo viaggio verso il mare. Lì incontrò una balena: ” Fidati di me – gli disse – io conosco gli abissi del mare e la Terra e qui non potrai realizzare il tuo sogno. Si narra ci sia una città in fondo al mare, ma questa città è fatta di relitti, di tutte quelle cose che l’uomo non vuole vedere”.

Così l’uomo se ne andò e arrivò nel deserto. Lì incontrò un cammello: “La felicità che tu cerchi – gli disse – io la trovo in una pozza d’acqua. Di questa felicità ne devo fare scorta portandola sulla schiena”.

L’uomo meditò a lungo su ciò che aveva imparato durante il suo viaggio. Il guardiano del faro gli aveva insegnato quanto fosse importante per gli uomini desiderare e avere una luce nella notte, la balena gli rivelò l’importanza di dimenticare, mentre il cammello gli aveva fatto scoprire che la felicità aveva un peso. Così decise di prendere una borsa e di racchiuderci il suo sogno. Ogni tanto la apriva e tirava fuori qualcosa al momento opportuno: un amore, un figlio, un lavoro, un dono, un ricordo. Si portò questo fardello sulle spalle per tutta la vita, perchè era vero, la felicità non poteva stare sulla Terra, ma sulla sua schiena. Nella borsa ne teneva sempre una scorta per usarla e condividerla al fabbisogno e l’infelicità non fu mai un peso.

di Melina Scalise, vietata ogni riproduzione senza citare l’autore