Favola della notte: Il ranocchio

C’era una volta, in un paese lontano un uomo sempre triste. Andava da ogni medico e guaritore, ma nulla si poteva contro il suo dolore.

Un giorno vide levarsi lungo la sua strada un bellissimo airone, sollevò lo sguardo per inseguirne il volo e un raggio di sole lo abbagliò ed accecò. Come era possibile questa disgrazia, così, all’improvviso! Ci voleva di sicuro una grazia.

Così andò a fare un pellegrinaggio sperando nel miracolo di un santo. S’immerse nell’acqua fino alla testa, ma niente da fare, solo da continuare a sperare.

Un giorno lungo la strada urtò con il suo bastone un masso, toccò per bene la fredda pietra e pensò fosse il luogo giusto per starsene seduto un poco a sentire il vento.

Mentre era lì tutto solo gli cadde il bastone. Lo cercò tutt’intorno, ma niente da fare. Così pianse e pianse tanto finchè crollo addormentato e stanco.

Nel sogno gli apparve un bellissimo airone e lui, che non aveva mai osato far nulla che non fosse sicuro, vi montò e volò dritto verso il sole. Le sue ali muovevano l’aria e non sentiva alcun turbamento o paura. Poi atterrò su un marmo freddo ed ebbe un sussulto perché era immobile e morto. Così turbato gli venne un’arsura e giunse a un fonte vicino a un’altura. Lì lo spirito dell’acqua gli chiese: “Perché hai sete?”.  “Perché senz’acqua morirei” rispose deciso.

Cominciò a piovere e la pioggia sul viso lo svegliò. Accanto a sé trovò il suo bastone e quando vi poggiò il peso per alzarsi scoprì che non sentiva più dolori. Allora arrivò un ranocchio e gracchiando gli disse: “Tu che non sei un ranocchio che ci facevi per terra e nell’acqua?”. E lui: “Io, non vedo e avevo perso il mio bastone”. Ma il ranocchio rispose: “Io saltello e tu vedrai quanto sono bello!” Così all’improvviso gli tornò la vista. Incredulo e felice l’uomo era davvero guarito, vide il ranocchio saltellante andar via mentre gli cantava una specie di poesia: “Tieniti il tuo cielo ed io la mia acqua, guarda oltre, non esser cieco, nessun bastone o medico o guaritore potrà darti da bere, io sono contento di essere ranocchio, ma tu sei un uomo non essere sciocco, puoi anche volare basta solo volerlo fare”.

Da quel dì tutto era cambiato, da uomo malato si sentiva miracolato, aveva osato guardare al futuro senza bastone e nessun guaritore, la medicina era nel cuore, doveva vivere bevendo l’acqua e non star seduto aspettando la morte che anche al ranocchio comunque toccava, ma anche del fango si accontentava.

Di Melina Scalise, ogni riproduzione è vietata senza citare l’autore