Favola della notte: la bottega del tempo

C’era una volta, in un piccolo villaggio un ometto che nessuno sapeva da dove arrivasse. Tutti i giorni entrava in una bottega davanti al parco e ci stava delle ore con la porta chiusa e le serrande chiuse. Le mamme che portavano i loro bambini a giocare, si domandavano che lavoro svolgesse perchè non c’era un’insegna e non c’era alcun indizio che permettesse loro di intuirne l’attività. Non era nè elegante, ne dimesso, non portava mai borse, nè cellulare e non andava mai di corsa.

Un giorno un bambino curioso bussò alla porta della misteriosa bottega e gli chiese: “Ciao, cosa fai?”.

Fu così che, inaspettatamente, l’ometto spalancò la porta, alzò la saracinesca e lo fece entrare. Nessuno gli aveva mai rivolto questa domanda: “Finalmente! – esclamò – Erano anni che aspettavo che qualcuno me lo chiedesse!! Guarda, guarda, secondo te cosa sto facendo?”

Il bambino non vedeva nulla, c’erano scaffali vuoti, tavoli vuoti, ma in un angolo vicino alla finestra si accorse che c’era una piccola clessidra e allora gli chiese: “Ma guardi il tempo? “.

L’ometto sorrise e poi si mise a saltellare, un, due, tre e a ballare un, due, tre e a cantare, un due, tre, quattro…. “Bravo! – gli rispose entusiasta – Io misuro la fine”.

“La fine di che? ” Domandò stupito il piccolo visitatore. “Ma come di cosa? La fine dell’inizio! – rispose -Perchè ogni volta che la clessidra ha svuotato tutti i suoi granelli da una parte, poi tutto deve ricominciare dall’altra! Basta girare”. “Ma a cosa serve!!” incalzò il bambino. “Serve a ricordare che il tempo che possiamo vedere è fatto di cose, di granelli di sabbia, come di persone”.

Le mamme del parco quando si accorsero che la bottega era aperta si avvicinarono curiose e videro l’ometto sorridere felice: “Guardate! – gridava – Guardate! Il tempo non si può comprare, ma solo vedere attraverso le cose. Bastava domandare e adesso è vostro ed io posso finire di lavorare, adesso sta a voi ricordarvi di vedere la fine dell’inizio”.

E da quel dì la bottega del tempo appartenne a tutto il villaggio, ogni abitante poteva veder scivolare i granelli di sabbia dalla clessidra, come vedere i bambini sull’altalena, i genitori invecchiare, il trascorre delle stagioni, ma da allora, nessuno era più triste, perchè poteva vedere che ad ogni fine c’era un nuovo inizio.

di Melina Scalise, ogni riproduzione senza citare l’autore è vietata